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	<title>Chiara Palermo &#187; Texts</title>
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	<description>Eco Deco Art Design</description>
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		<title>Chiara Palermo, la scelta etica-estetica dell’eco-designer nel passaggio dall’ideologia occidentale della crescita e dei consumi all’acquisizione di modelli di vita eco-sostenibili.</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Aug 2013 20:27:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chiara Palermo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Serafino Caggiano &#160; Tutte le cose necessarie e costruite con tanto amore conducono una vita propria, emergono in un paese sconosciuto e nuovo e di qui tornano indietro con noi (Bloch 1980, 14). La crisi economica, esplosa in questi ultimi anni nelle società occidentali, ha rivelato la fragilità di un sistema fondato su un’idea [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>di Serafino Caggiano</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tutte le cose necessarie e costruite con tanto amore conducono una vita propria, emergono in un paese sconosciuto e nuovo e di qui tornano indietro con noi (Bloch 1980, 14).</p>
<p>La crisi economica, esplosa in questi ultimi anni nelle società occidentali, ha rivelato la fragilità di un sistema fondato su un’idea di crescita e di sviluppo incentrata sull’aumento progressivo ma inarrestabile dei consumi, su speculazioni finanziarie finalizzate ad accrescere interessi particolari di pochi piuttosto che per il bene comune e sull’uso indiscriminato di forza lavoro e di risorse naturali, con conseguenti ricadute mondiali sui sistemi sociali e sull’ambiente.</p>
<p>A fronte di tale paradigma si fa sempre più impellente e legittimo scegliere vecchi e nuovi modelli di vita eco-sostenibili allo scopo di darsi e di dare nuove forme al vivere, ristabilendo un equilibrio vitale che sembra ormai compromesso o a forte rischio. Si auspica una volontà di mutamento, scevra da ideologismi di qualsiasi tipo, mostrando che «la qualità della vita non dipende esclusivamente dal PIL» (cfr. M. Pallante, 2007; S. Latouche, 2003 &#8211; 2012), ma da valori come la solidarietà, la reciprocità, la convivialità e il dono. Politica, etica, estetica ed arte in tale prospettiva sono sempre più chiamate a svolgere scelte ed azioni sinergiche per un rinnovamento autentico delle nostre esistenze che sono da considerarsi «ambiti di esperienze vitali fatte di relazioni e di scambi, in un sistema aperto all’alterità, intesa in senso ampio e globale» (cfr. Marchesini, 2003).</p>
<p>L’eco-designer Chiara Palermo chiama così in causa l’estetica perché, ponendosi tra arte e funzione mostra come oggetti dismessi e materiali di scarto possono assumere nuova luce, forma e utilità, facendo appello alla creatività, al disegno, alle capacità tecnico-plastiche di ognuno di noi, partendo da un’esperienza conoscitiva e piena qual è quella estetica, che consente un’attenzione, un coinvolgimento pieno e selettivo, un’intensificazione dell’energia e un ampliamento delle capacità cognitive dell’uomo, che non è di esclusiva pertinenza dell’arte ma di ogni attività umana (cfr. J. Dewey, 2007).</p>
<p>Il ruolo svolto da Chiara Palermo ha inoltre anche una valenza etica, che si manifesta nella scelta consapevole e responsabile del suo lavoro a favore dell’eco-sostenibilità del prodotto, attivandosi in vari modi per una proposta culturale del ri-uso e dell’auto-produzione di beni e strumenti. In tale contesto propone di rinnovare i processi di produzione industriale e le abitudini comportamentali, di adottare strategie progettuali volte al controllo dell’intero ciclo di vita dell’oggetto con elementi o sub-elementi monomateriali (facilitandone la separabilità) e di impiegare risorse locali (riducendo i costi di trasporto), piuttosto che di incrementare la filosofia del consumo. L’eco–designer segue il principio “form follow function”, come il design in generale, ma i prodotti così ideati sono flessibili e durevoli, modulari o multifunzionali, adattabili o riciclabili (cfr. S. Barbero, B. Cozzo, 2009). Concludendo «Salvare gli oggetti dalla loro insignificanza o dal loro uso puramente strumentale vuol dire comprendere meglio noi stessi e le vicende in cui siamo inseriti, giacchè le cose stabiliscono sinapsi di senso sia tra i vari segmenti delle storie individuali e collettive, sia tra le civiltà umane e la natura. Esse vivono se siamo capaci di sviluppare e di rendere quasi spontanea una semeiotica analoga a quella dei medici: di riconoscere, in ciò che ci sta a cuore, la sua storia in rapporto all’uomo e la sua provenienza in rapporto alla natura» (R. Bodei, 2009, 117).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Serafino Caggiano, laureato presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Bologna, è ideatore e curatore, nel tempo libero, di eventi artistici e culturali.</p>
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